A Novellara c’è Sara Van. Una vita che diventa concerto


NOVELLARA (RE), 30 LUG. 2010 – Nata a Lima, ma trasfereritasi a Madrid all’età di dodici anni, Sara Van è una grande appassionata di linguaggi, inclusi quelli musicali. Fervente sostenitrice dei diritti universali dell’uomo e per l’applicazione di una giustizia equa, fin dalla sua tenera infanzia Sara sente un’attrazione fortissima per il linguaggio e la parola. E oggi, venerdì 30 luglio alle 21.30, sceglie Novellara per la prima nazionale del suo ultimo spettacolo, in cui la poliedrica artista si esibirà alla voce e al flauto accompagnata Raúl Chiochio (chitarra spagnola), Ricardo Tirado (basso elettrico), Álvaro Gómez (violino, viola), Javier Pásara (percussioni), Raimundo Nieves (piano). Ospite della serata, che rientra tra gli eventi del festival Mundus e avrà come suggestiva cornice scenografica il cortile della Rocca, è l’attore Emmanuel Cea.La carriera di vocalista rock di Sara Van inizia nelle strade e in esibizioni con un’infinità di piccoli gruppi musicali fin dall’adolescenza. A diciannove anni scrive i testi dellle proprie conzoni. Nel 2000 giunge a collaborare con la casa discografica Imagina Producciones grazie alla complicità di Mariola Orellana, che fa scoprire il talento di Sara Van al grande pubblico. La stampa pubblica critiche eccellenti di questa artista ma ciò non le garantisce serenità in quanto inizia un periodo burrascoso di collaborazioni che la vedono passare da una casa discografica ad un’altra. I suoi concerti intanto si susseguono nei teatri e nei festival di tutta la Spagna. Le differenti prospettive relative ai progetti artistici, che portano l’artista a confrontarsi con gli interessi commerciali dell’industria discografica, fanno sì che diverse offerte di registrazione non si realizzino.  Sara decide così di intraprendere una carriera indipendente, insieme a Pelo Madueño, produttore, multi-strumentista ed elemento chiave del suo gruppo. Quello che Sara Van ha portato a compimento è un progetto musicale su cui ha lavorato per ben 11 anni. Come autrice, interprete e produttrice, Sara ha inciso un’opera così anticonvenzionale che nessuna casa discografica le avrebbe mai permesso di realizzare. Generi multipli vi si alternano configurando un itinerario stilistico molto personale. E’ un mosaico di sensazioni che alimenta tutti i sentimenti, in maniera lenta ma minuziosa. Nella sua opera si scorge inequivocabilmente l’ispirazione alla ricchezza popolare latinoamericana e particolarmente peruviana, con le sue arie andine, i richiami alle canzoni dei negri e dei creoli. Sara vi coniuga l’eleganza della canzone degli anni Venti e Trenta con la potenza ed i temi psichedelici del rock degli anni Settanta. Il disco, intitolato “Talitá Kum” è un tributo alla figura di Gesù di Nazareth. Gesù resucita una bimba pronunciando queste parole in aramaico. Sara si è fatta tatuare proprio queste parole all’età di 22 anni quando, quasi per miracolo, si risveglia alla vita da una morte quasi sicura. Riguardo ai contenuti, questa creazione si basa sui temi che ripercorrono le esperienze dell’artista fin dall’età di 19 anni. Un percorso che passando per la vita famigliare, conduce attraverso il tema dell’amore, del dolore, della vita, la morte, lo sradicamento, la lotta per definire la propria identità, ma anche le piccole cose di ogni giorno che spesso attraversano la nostra vita inavvertite, senza che ce ne rendiamo conto, ma che appartengono al nostro universo unico ed hanno un valore enorme. Sara Van fa tutto questo giocando col linguaggio, rendendo queste situazioni simboliche attraverso la sua poesía. Musicisti di diverse nazionalità (Perú, Spagna, Venezuela, Argentina, Cuba) contribuiscono ad arricchire quest’opera con le loro diverse esperienze dando vita ad un’opera organica, innovativa ed orginale. Sara si è occupata personalmente dell’intera realizzazione dell’opera, inclusa la sua parte grafica. Ora sta già pensando a come realizzare il suo prossimo lavoro in cui vuole confrontarsi con temi spinosi, più maturi e più rappresentativi dei seri compormessi sociali e spirituali che la assillano. Questa responsabilità etica ed antropologica, sono per Sara Van una esigenza imprescindibile e fondamentale della sua vita.

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