A corpo libero


REGGIO EMILIA – Sabato 28 febbraio alle 15.30 alla Sala Santi della Camera del Lavoro territoriale di Reggio Emilia, in via Roma 56, si parla delle linee guida alla legge 194 (quella sull’interruzione della gravidanza) in Emilia-Romagna con Carlo Flamigni, professore di Ostetrica e Ginecologia all’Università di Bologna (e membro del Comitato di Bioetica) e con Diva Ponti del Coordinamento “Usciamo dal silenzio” di Ravenna.Pubblichiamo il testo di presentazione dell’evento: A CORPO LIBEROCi sono momenti in cui è difficile tacere, soprattutto per le donne! Anche dalla nostra Regione arrivano segnali preoccupanti. Perfino le Linee-Guida per l’applicazione della Legge 194, approvate dalla Regione Emilia Romagna, sono gravemente distorte e culturalmente ambigue. Altro che passi avanti! Ne denunciamo una cultura politica votata al compromesso su temi che oggi si dicono eticamente sensibili, su questioni di coscienza di fronte ai quali il PD pare disposto al baratto. Eppure la maternità libera e responsabile, la depenalizza zione dell’aborto, che ha almeno sconfitto l’aborto clandestino, avevano trovato nella 194 maggiore respiro. I temi della salute, della libertà, della maternità come scelta responsabile e autonoma della donna, dell’autodeterminazione delle donne ,della libertà di scelta e della laicità dello Stato non possono essere barattati, pena la dissociazione stessa della donne da una politica che fa strame dei loro diritti. O nel momento della massima confusione politica e dello sperdimento per elezioni ripetutamente perdute sono per primi i diritti delle donne a venire sacrificati?La maternità, la prevenzione, la salute sono diritti che devono essere ulteriormente garantiti e le donne devono trovare nei consultori pubblici spazio per una informazione libera. Oggi sono soprattutto le donne migranti a rivolgersi ai Consultori, che nel nostro Comune si sono ridotti da 17 a 2. Eppure i consultori, che sono diventati soltanto ambulatori, devono essere ancora il luogo in cui si affrontano complessivamente i temi della salute della donna, dall’adolescenza alla menopausa, dalla prevenzione di gravidanze indesiderate all’informazione sui temi della sessualità. La scelta del medico da parte delle donne deve essere garantita, e non solo per il percorso-nascita. Se ci fermiamo anche soltanto alla realtà delle donne migranti, non possiamo non considerare che la difficoltà della lingua, la condizione di prevedibile disagio nei confronti di strutture sempre più burocratizzate, a cui si aggiunge oggi la possibilità di una denuncia all’autorità giudiziaria, per l’eventuale condizione di irregolarità, che da oggi si chiama clandestinità ed è perseguibile come reato, possono far smarrire queste donne di fronte a una scelta di maternità, scelta che deve essere per tutte il più possibile libera e consapevole. A tale scopo si permette che le associazioni di volontariato intervengano in funzione dissuasiva? Nessuna voce si è levata per denunciare il rischio di un ritorno alla clandestinità e alla sanità privata. Nessuna voce a sottolineare il rischio di una intromissione indebita e di una forzatura, di una manipolazione della volontà e della intimidazione che un tale schieramento di “forze” estranee gioca sul corpo e sulla anima di tutte le donne. Fuori le associazioni di volontariato dai consultori. Fuori tutte.Queste Linee-Guida snaturano una legge nazionale. La Regione Emilia Romagna rinuncia al suo ruolo di tutela dei diritti: tutti hanno diritto a un trattamento socio-sanitario uguale o quantomeno omogeneo su tutto il territorio nazionale. Qui invece si rimandano ai distretti le modalità di applicazione, ma non si distrettualizzano i diritti e l’applicazione delle leggi, semmai si generalizzano.DONNE a SINISTRA:Annusca CampaniAmabile CarrettiEthel CarriCarla ColziMagda DavolioLuisa FerrariAntonella FestaStefania FriggeriCarmen MariniClelia MoriManuela PecorariPiera Vitale

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