A Bologna non passa la corazzata Milan


BOLOGNA, 8 FEB. 2010 – Poche chiacchiere. Lo 0-0 tra Bologna e Milan, a parte il modo per arrivarci su cui tornerò subito, ha sfatato molte supposizioni, o desideri, o paure della vigilia. Intendiamoci, nella migliore tradizione del calcio. La truppa di Colomba, Baraldi e dei Menarini ha giocato tranquilla e preparata raggiungendo un traguardo quasi impensabile fino al fischio di avvio, quello di non subire gol. Se ci pensate bene scendere in campo affrontando un attacco che schiera Boriello, Ronaldinho e Mancini, supportati da Seedorf, Pirlo e Ambrosini in attesa di Huntelaar e di Beckam senza dire di Inzaghi che non si è tolto nemmeno la tuta, scendere in campo contro simile corazzata ed uscirne indenni è sicuramente un risultato notevole ed una grossa iniezione di ottimismo. Ma è successo e, a cose fatte, non è stato nemmeno troppo difficile anche se la metà campo bolognese ha subito una “occupazione” quasi permanente e se le conclusioni realmente pericolose dei rossoneri sono state 5 o 6, non di più. Il possesso palla è del 68% rossonero e i corner sono 11 a 2 sempre di colore rossonero, ma il Bologna, ripeto calmo e preparato, non ha mai perso la testa, ha risposto come e quando poteva, non è parso nemmeno usare il cosiddetto catenaccio quanto piuttosto è sembrato convinto dei propri mezzi e di poterla sfangare, ovviamente sapendo che il Milan era sulla carta superiore.E va detto a questo punto che i rossoblu molto raramente non subiscono reti, per cui il pareggio in questione assume ancora maggior significato positivo. Perché lo 0-0? Oltre ai detti meriti del Bologna, va aggiunto che i milanisti non hanno lasciato nulla di intentato per guadagnare i 3 punti, ma è mancato più volte quel non so che di brillantezza e di inventiva per finalizzare le tante trame costruite. Hanno ballato i rossoneri per minuti al limite dell’area, hanno ricamato alla Brasile ira per millanta volte, si sono specchiati spesso e volentieri in virtuosismi tecnici personali o di reparto senza giungere a graffiare realmente. Belli a vedersi in molte occasioni ma non concreti. Naturalmente occorre dire che questo andamento della partita è conseguenza pure della pregevole prestazione della difesa bolognese, in specifico di Moras e Portanova oltre che di un Raggi stavolta più redditizio del passato. E Mudingayi per molti è stato il migliore dei suoi, costringendo Pirlo ad arretrare se voleva trovare palla, mentre Guana, altro mastino di centrocampo non è piaciuto completamente. Gran figurone invece di Roberto Colombo, il portiere di riserva, positivo per tutti i 90’ ed in pratica al livello del dotato titolare, Emiliano Viviano.Note un po’ più dolenti davanti, con Di Vaio tatticamente, e quindi, volutamente troppo isolato per pungere veramente e con Gimenez, in campo nei primi 45’, che per me è stato assai utile. Sempre intraprendente e coraggioso, ha subito costantemente il raddoppio di marcatura e diverse troppo ruvide attenzioni da parte dei difensori del Milan. Che comunque l’avevano subito individuato come un tizio pericoloso, l’unico avanti bolognese sempre sotto stretto controllo. Ma al di là dei meriti o demeriti individuali, il Bologna, come suol dirsi, ha giocato di squadra, affidandosi al contropiede con scarsa fortuna, centrando invece l’altro obiettivo, quello di un organico gioco collettivo, senza cali di tensione o vuoti di memoria per quell’esito che si citava sopra. Come pensare alla vigilia di non prendere gol da Leonardo e compagni? E’ avvenuto e seppure la posta conquistata sia solo di un punto, Colomba e i suoi hanno fatto il pieno sicuramente in termini di consapevolezza delle proprie capacità, senza rubare nulla a nessuno. Ora ci sarebbe da continuare questa linea. Si può fare? Tra febbraio e marzo molte risposte le dovremmo avere.

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