A Bologna l’esercito dei senza futuro


BOLOGNA, 9 APR 2011 – I precari bolognesi sono partiti da una piazza San Francesco calda più per il sole che per la partecipazione. Un corteo che è andato via via ingrandendosi attraversando il centro della città, Piazza Maggiore compresa, sotto gli sguardi dei turisti ai tavolini. Al ritorno in piazza per il concerto i manifestanti erano alcune centinaia, forse un migliao. Giovani tra i venti e i trent’anni (soprattutto precari ‘intellettuali’: giornalisti, ricercatori, studenti) uniti dietro lo slogan: ‘Il nostro tempo e’ adesso, la vita non aspetta’. Alla partenza, è arrivata la solidarietà dei rappresentanti del centrosinistra cittadino, dal segretario provinciale del Pd Raffaele Donini, al candidato sindaco, Virginio Merola, che ha promesso il suo impegno, in caso di elezione, per combattere il precariato partendo da pubblica amministrazione e partecipate, fino al segretario della Camera del Lavoro, Danilo Gruppi, che ha fatto autocritica sul deficit del sindacato nel rappresentare questa generazione: "La nostra presenza qui – ha detto Gruppi – è una presenza politica: vogliamo spalancare le nostre porte ai precari perché è un nostro limite non riuscire a rappresentarli, non una loro colpa. Possiamo darci una mano a vicenda". Tornando sulle polemiche dei comitati antidegrado che hanno anticipato la manifestazione, gli organizzatori hanno detto che è "stata data una risposta nei fatti, attraversando il centro senza nessun problema". Tra gli slogan, è stato ripetuta piu" volte la richiesta di un ‘lavoro-pagato’ mentre su alcuni cartelli era scritto: "non voglio scappare ma essere libero di andare" e "non voglio un principe azzurro, voglio un reddito minimo garantito".IL CORTEO DI ROMA – "Il tema del precariato è il tema del futuro del nostro Paese. Non si può immaginare che ci sia un futuro se ci sono intere generazioni che pensano che questo Paese non li vuole e non gli dà nessuna prospettiva", ha sottolineato il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che ha animato l’analogo corteo di Roma. La Cgil è l’unico tra le organizzazioni dei lavoratori ad essersi schierato a fianco del comitato promotore, insieme a Pd, Idv e Sel. Al corteo di Roma ha partecipato anche Nichi Vendola: "Sono venuto qui per respirare aria pulita in un Paese in cui dalle classi dirigenti si promana cattivo odore. Avere 4 milioni di precari in Italia – ha osservato – significa che quasi in ogni famiglia c’é un inquilino scomodo, un essere umano in lista d’attesa, nelle sabbie mobili". "Metà della gente che è a casa adesso o in cassa integrazione o licenziata, erano quelli considerati garantiti. Oggi i padri e i figli, quelli che lavorano, sono tutti nei guai", ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. A smontare la protesta è invece il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo il quale a scendere in piazza "non sono i precari, sono solo alcune associazioni: anzi la Cgil è l’unica organizzazione che appoggia", sottolinea sollecitando "una stagione simile a quella degli anni ’50 e degli anni ’60", in pratica "una nuova ricostruzione" dell’impresa e del lavoro dopo la recessione. La crisi economica si è infatti abbattuta sul mondo del lavoro colpendo innanzitutto proprio i giovani, denuncia la Confartigianato. Negli ultimi due anni la riduzione del numero degli occupati sotto i 35 anni è stata di quasi un milione (934.600 unità in meno tra il III trimestre 2008 e il III trimestre 2010) con una flessione, calcola la confederazione degli artigiani, del 13,1%.

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