Fico parte dall’agricoltura biodinamica


Un’agricoltura capace di restituire alla terra la sua ricchezza e fertilità grazie all’utilizzo di piante, tecniche e preparati naturali. E’ l’agricoltura biodinamica, che da oggi trova uno spazio dedicato anche a FICO Eataly World, il parco agroalimentare più grande del mondo che aprirà a Bologna in ottobre: questa mattina, un piccolo appezzamento è stato seminato con diverse varietà di graminacee, crucifere e leguminose, iniziando la trasformazione di un terreno di riporto dell’ex mercato ortofrutticolo, mai coltivato prima. La semina dell’area dedicata all’agricoltura biodinamica è stata affidata alla Cooperativa La Collina di Reggio Emilia, che seguirà la coltivazione dimostrativa nella Fabbrica Italiana Contadina in forza di un accordo con l’associazione del settore, per promuovere la conoscenza di questo tipo di agricoltura sostenibile. Alla giornata hanno partecipato Andrea Ferretti e Enea Burani, rispettivamente presidente e fondatore della Cooperativa La Collina, e Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e vice-presidente di Federbio (Federazione italiana Agricoltura Biologica e biodinamica), oltre che direttore di APAB, istituto di formazione riconosciuto dalla Regione Toscana. Al loro fianco, Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO Eataly World, Andrea Segrè, presidente del CAAB e di Fondazione FICO e Alessandro Bonfiglioli, direttore generale CAAB e segretario della Fondazione FICO.

Il Parco del cibo – insieme a fabbriche di produzione, ristoranti, mercato, aree permanenti dedicate alla cultura e alla didattica – racchiuderà la meraviglia della biodiversità italiana attraverso due ettari di campi e stalle all’aria aperta. Con 200 animali e 2.000 cultivar tipici, offrirà l’opportunità di conoscere l’agricoltura italiana e vivere l’esperienza diretta dei nostri territori, attraverso coltivazioni a bassissimo impatto ambientale, fra cui il piccolo appezzamento biodinamico seminato oggi. Quest’area esterna consentirà di mostrare le tecniche, i metodi ed i principi definiti dall’Associazione Agricoltura per la Biodinamica, e sarà collegata sia ad uno spazio interno al Parco per la promozione, la divulgazione, il racconto dei principi dell’agricoltura biodinamica, sia a specifiche attività didattiche e di formazione. Si tratta infatti della prima forma di agricoltura agro ecologica: potenzia l’attività biologica del terreno e l’equilibrio dell’organismo agricolo con attente pratiche agronomiche, rispettose dell’ambiente. Gli agricoltori biodinamici trattano l’azienda come un organismo vivente e la curano nel rispetto de i ritmi, dei processi e delle forze che regolano la vita sulla Terra.

Le varietà di graminacee, crucifere e leguminose piantate a FICO costituiranno un esempio di biodiversità agraria, trasferiranno al terreno sostanze nutritive vegetali, lo renderanno fertile e ricco di ossigeno. Una volta cresciute, ma prima della fioritura, verranno trinciate ed interrate con la tecnica del “sovescio”, che utilizza parti di piante fresche per arricchire il suolo con le sostanze nutritive e organiche in esse contenute, insieme a preparati biodinamici, per stimolare le attività vitali del terreno. “Rispetto alle altre tecniche agronomiche convenzionali – spiegano Andrea Ferretti ed Enea Burani de La Collina – i terreni vengono gradualmente sviluppati fino a ottenere uno stato ricco, friabile, ben strutturato e ben drenato, attivando forze e organismi che lavorino per la creazione di humus e sostanza organica viva nel terreno”.

“Portare l’agricoltura biodinamica a FICO – sottolinea Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO Eataly World – consentirà a milioni di persone di conoscere e sperimentare dal vivo l’importanza di una agricoltura sostenibile, buona per le persone, la salute e l’ambiente, di grande valore culturale ed etico. Anche simbolicamente, la semina di oggi restituisce questi terreni alla loro vocazione e li rende fertili, capaci di far crescere valori, come l’amore e la conoscenza della natura, fondamentali per il nostro futuro”

Andrea Segrè, presidente CAAB e Fondazione FICO spiega che “l’agricoltura biodinamica, grazie alla lettura introdotta da Rudolf Steiner, ci incoraggia a coltivare una dimensione spirituale nel legame intimo con la terra, a tutto vantaggio della qualità degli alimenti e della fertilità futura dei nostri campi. Come Preside della Facoltà di Agraria all’Università di Bologna avevo siglato un pionieristico accordo con i produttori biologici e biodinamici di Federbio. Nel tempo ho approfondito l’impegno di una paladina del biodinamico, la fondatrice del FAI Giulia Maria Crespi. Per questo sostengo che agricoltura significa anche paesaggio, biodiversità, vuol dire quindi turismo e messa in sicurezza del patrimonio naturale. Da questi presupporti partiremo con le iniziative della Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla sostenibilità: progetti rivolti innanzitutto alle giovani generazioni, alle quali affideremo presto il testimone del pianeta”.

Alessandro Bonfiglioli, direttore generale di CAAB e segretario della Fondazione FICO evidenzia che «il tema della sostenibilità alimentare rientra nella mission portante di CAAB: innanzitutto perché la Nuova Area Mercatale del Centro promuove la produzione, la commercializzazione e il consumo di frutta e verdura sostenibili e di alta qualità. Ma CAAB sostiene concretamente l’educazione alimentare anche per gli under 30 e le giovani famiglie che hanno ricevuto in concessione, nelle ultime stagioni, uno dei nostri 108 Orti urbani, con il valore aggiunto di un tutoring specifico. La notizia è che CAAB entro il mese di maggio potrà inaugurare 108 nuovi Orti per la città, siti nell’Azienda Agricola dell’Agenzia Pilastro, ciascuno di 35 metri quadrati. Il bando per l’assegnazione sarà operativo a fine estate»

“Da settant’anni – sottolinea Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e vice-presidente di Federbio – l’impegno degli agricoltori biodinamici è di contribuire all’eccellenza agricola italiana. Si tratta di un patrimonio che va messo a disposizione dei cittadini, degli agricoltori e delle nuove generazioni di agronomi. Un cammino questo, che vogliamo condividere con chi lavora a un modello agricolo italiano di alta qualità”.

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