Ferrari, bilancio con il tonfo in Borsa


E’ di 46 centesimi per azione il primo dividendo della Ferrari dopo la quotazione in borsa. Lo ha deciso il Cda che si è riunito in Olanda per approvare il primo bilancio dopo lo scorporo da Fca.
Crescono ricavi e vendite, ma aumenta anche l’indebitamento, in gran parte ereditato da Fiat Chrysler Automobils che ha voluto scaricare sulla Rossa di Maranello un po’ di passività. Il Cavallino comunque corre forte con 2 miliardi e 850 milioni di ricavi nel 2015, ben 400 milioni in più rispetto al 2014. L’utile netto è di 290 milioni, in crescita del 9% ma cmq ancora inferiore rispetto alle attese degli analisti che chiedono un aumento della produzione per stimare un incremento del valore del titolo. Un aumento produttivo che comincerà a tutti gli effetti già da quest’anno con una stima di poco meno inferiore di 8mila vetture. Marchionne ha precisato che gli ordini sono tanti, ma che non ci sarà mai una produzione superiore alle richieste del mercato.
In attesa di uno scatto più deciso agli azionisti sarà distribuito un dividendo di 0,46 euro per azione ordinaria. Ferrari prevede quindi di chiudere il 2016 con ricavi prossimi ai miliardi di euro e un indebitamento destinato a calare rispetto al miliardo e nove accumulato fino ad oggi.
Il mercato finanziario non ha però reagito bene perdendo quasi 10 punti percentuali per via anche dell’ennesimo crollo del greggio.
Maserati annuncia invece il lancio del suo primo suv, il Levante, al prossimo salone di Ginevra. Quello dovrà essere il modello del rilancio dopo un 2015 in cui il fatturato è calato del 13% a causa della crisi asiatica. Continua invece ad andare bene il mercato interno che dopo il +10% segnato lo scorso anno a gennaio ha registrato un nuovo record di immatricolazioni in Italia con 130 vetture contro le 127 del 2014. Con l’inizio di febbraio lo stabilimento modenese ha ripreso la cassa integrazione un giorno a settimana anche a causa del rinvio dei nuovi modelli Alfa. Le performance del tridente sui mercati europei restano però buone, in particolare in Germania che, con 80 vetture immatricolate, ottiene un incremento del 21%.

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