2014, anno nero dell’edilizia italiana


Il 2014 è stato un altro anno difficile per il settore delle costruzioni in Italia. Il valore della produzione è sceso del 6,9%, in controtendenza rispetto alla crescita dell’1,9% registrata nella media dei Paesi europei. Il trend di uno dei settori fondamentali per l’economia italiana è rilevato da Confartigianato Lapam. Se nell’Ue la situazione migliora nettamente dopo 7 anni di flessione ininterrotta, in Italia l’inversione di tendenza stenta a manifestarsi. Un timido segnale positivo per le aziende italiane è arrivato alla fine del 2014. Infatti, tra novembre e dicembre dello scorso anno, il valore della produzione segna una risalita del 2,3%, a fronte di una flessione dello 0,5% nell’Ue a 28. Un segnale che, però, non allenta le preoccupazioni di un settore in cui operano 536.814 imprese artigiane, pari al 38,8% dell’artigianato, con 835.963 addetti. Secondo le rilevazioni di Confartigianato Lapam, nell’ultimo anno le imprese artigiane delle costruzioni sono diminuite di 13.111 unità, pari al -2,4%. “Di fronte a questo scenario – sottolinea Roberto Ferrari, presidente edilizia Lapam – emerge in modo evidente la necessità di misure strutturali per rilanciare le costruzioni e dare una scossa salutare a tutta l’economia italiana, assicurando una risposta alla domanda abitativa, infrastrutturale e di riqualificazione urbana. E’ necessario far ripartire gli investimenti in infrastrutture, sbloccando la realizzazione di opere pubbliche a livello locale e modificando le regole del patto di stabilità interno. Inoltre, non è più rinviabile il piano contro il dissesto idrogeologico e per la messa in sicurezza antisismica, che, come ben sappiamo dalle nostre parti, è fondamentale. E’ anche da qui che dobbiamo ripartire per rimettere in moto l’edilizia: dalla manutenzione del territorio per proteggerlo dalle calamità naturali”. Ferrari prosegue il ragionamento: “Rileviamo come siano diversi i proprietari di immobili orientati ad effettuare nei prossimi 12 mesi un intervento di manutenzione sulla propria abitazione. Il rinnovo delle detrazioni è sicuramente importante, la proroga più volte richiesta è stata finalmente accettata: dobbiamo anche rilevare come il futuro del comparto sia legato a questi incentivi e non dalla costruzione del nuovo, vista anche la politica del cosiddetto ‘impatto zero’ da parte della Regione Emilia-Romagna. In pratica per ogni metro cubo costruito ex novo deve essere demolita la stessa cubatura”. Infine Ferrari parla del nuovo Codice degli appalti pubblici: “Deve essere l’occasione per semplificare le norme sulla materia, valorizzare il ruolo delle micro e piccole imprese. L’Italia è ‘maglia nera’ in Europa per la più bassa partecipazione delle micro e piccole imprese agli appalti pubblici: appena il 13%”. Tra le condizioni per migliorare l’accesso delle piccole imprese agli appalti, il presidente di Confartigianato Lapam edilizia indica la semplificazione e la riduzione degli oneri documentali, la diminuzione dei costi per partecipare alle gare, una migliore accessibilità alle informazioni, la territorialità e la proporzionalità nei requisiti di partecipazione alle gare. “Le nuove norme sugli appalti – conclude Ferrari – dovranno prevedere il coinvolgimento effettivo delle micro e piccole imprese nella realizzazione delle grandi opere e dovranno valorizzare, per gli appalti sotto-soglia, la modalità a ‘chilometri zero’ puntando sulle aziende ‘di prossimità’ rispetto al luogo di esecuzione dei lavori e che si impegnano ad utilizzare manodopera locale”. Ferrari conclude ricordando che “purtroppo un altro danno è quello dello “split payment” che toglie di fatto liquidità alle imprese, già penalizzate dal raiting, dalla mancanza di una legge chiara sui pagamenti e dai ritardi cronici nei saldi delle fatture da parte della Pubblica Amministrazione. A tal proposito anche Lapam, assieme alla Confartigianato Nazionale, ha aderito alla campagna nazionale di raccolta firme per chiedere l’annullamento di questo meccanismo”.

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