1 milione per i corsi d’acqua


1 milione e 200mila euro per mettere in sicurezza i piccoli corsi d’acqua pedemontani dell’Emilia-Romagna a rischio di esondazione, sperimentando un nuovo metodo di gestione e riqualificazione idraulico-ambientale, con un ampio coinvolgimento locale. Tutelare la biodiversità degli alvei e delle fasce perifluviali, valorizzando la rete ecologica e paesaggistica. Sono gli obiettivi del progetto Life Rii, promosso dagli assessorati alla Difesa del suolo e all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna assieme a quattro Comuni reggiani e approvato dalla Commissione europea per le caratteristiche innovative e sperimentali che lo contraddistinguono. Avviato in settembre 2012, si concluderà nel 2016. Per fare il punto sui lavori realizzati e gli obiettivi finora raggiunti, questa mattina a Bologna, nella sede della Regione, si è svolto il convegno ‘La riqualificazione partecipata dei corsi d’acqua minori: il progetto Life Rii’.

L’assessore regionale alla Difesa del suolo Paola Gazzolo ha aperto i lavori. “La gestione del territorio rappresenta un tema di stretta attualità – ha sottolineato – con questo progetto si sperimenta un approccio nuovo, basato sul coinvolgimento delle comunità locali e sulla condivisione delle azioni da mettere in campo. Dopo la definizione degli interventi da attuare, ora siamo pronti a passare alla ‘fase due’, con l’appalto delle opere e l’avvio dei cantieri nei primi mesi del prossimo anno”. Il progetto, denominato ‘Riqualificazione integrata idraulico-ambientale dei rii appartenenti alla fascia pedemontana dell’Emilia-Romagna’, è stato presentato dalla Regione assieme ai Comuni di Albinea, Bibbiano, Quattro Castella, San Polo d’Enza e al Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale. 1 milione e 200 mila euro le risorse messe in campo: 600 mila come contributo dell’Ue, 500 mila stanziati dalla Regione e 100 mila dai Comuni reggiani. Sono interessati i bacini dei rii Arianna, Bertolini, Bottazzo, Enzola, Lavezza e Quaresimo: si tratta di zone fortemente urbanizzate, localizzate al limite tra le pendici montano-collinari dell’Appennino reggiano e la pianura e che rivestono quindi una particolare importanza per la difesa del suolo. Sono corsi d’acqua parzialmente intubati in ambito urbano con sezioni idrauliche ridotte, che risultano insufficienti a contenere le ondate di piena. Gli interventi previsti sono finalizzati a trattenere al massimo le acque nel tratto montano prima che raggiungano le aree urbane. I restringimenti collocati a valle per invasare le acque in caso di piena sono realizzati con manufatti studiati appositamente per intervenire in aree di grande valore paesaggistico e rinverditi con specie locali, cosicché nel corso degli anni risulteranno completamente invisibili.

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